Questa domanda mi è stata posta numerose volte. Il fotografo, nell’immaginario collettivo, è prima di tutto colui che immortala le persone, sin dagli albori.

Il ritratto è, prima ancora che una forma d’arte con origini antichissime, un modo per indagare nell’animo della persona raffigurata e, come diceva Richard Avedon, dentro se stessi.

Eppure, fortunatamente, non siamo tutti uguali e non tutti proviamo le stesse sensazioni. Io, pur riconoscendo l’importanza dei ritratti, che è inestimabile, non mi sono mai trovato a mio agio a realizzarli, per tutta una serie di motivi che cercherò di elencare con chiarezza.

Innanzitutto, la prima motivazione è filosofica: più delle persone in sé, m’interessa ciò che loro realizzano: oggetti, edifici, strutture, etc.

Concentrandomi su queste cose, io in ogni caso indago le persone, anche se in un modo diverso: non più esse in quanto tali, bensì attraverso le loro opere, che sono pur sempre espressione di personalità, di individualità, e sono in grado di raccontare storie. Dietro una casa c’è magari la storia di una famiglia, dietro un oggetto di design c’è l’ispirazione del suo ideatore, e via discorrendo.

In secondo luogo, ho sempre ritenuto affascinante esaminare le forme, le geometrie delle cose, in un lavoro di “scomposizione” dell’oggetto nei suoi elementi fondamentali. Un lavoro che, parlando invece di persone, non mi viene naturale (gli unici a esserci riusciti efficacemente sono stati i pittori cubisti, dunque non è affatto un compito semplice).

In aggiunta a queste motivazioni, ve ne sono altre di carattere più pratico: le persone, non me ne vogliano, non sono adatte al mio modo di lavorare, di fare fotografia: si muovono, parlano, vogliono spesso interferire col lavoro del fotografo, ripongono aspettative che la fotografia magari non potrà soddisfare, hanno i loro tempi […]

La fotografia, per come la concepisco io, richiede tempo, tentativi, prove, esperimenti. Una persona non può stare due ore immobile, un oggetto sì, e mi permette di cercare con tutta calma il giusto equilibrio tra luci, impostazioni della macchina fotografica e inquadratura.

Lascio volentieri ad altri più capaci di me l’onore (e l’onere) di continuare sulla strada dei ritratti, tracciata da secoli e secoli di storia dell’arte. Io continuerò a dedicarmi a ciò che più mi è congeniale, la fortuna di essere fotografi è anche quella di aver la possibilità di poter scegliere in tutta autonomia il proprio campo d’azione.

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About the Author GCMars

Freelance Photographer

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