Il mondo della fotografia ha un assoluto bisogno dei professionisti, e non è una questione di elitarismo. Cercherò di spiegare il perché. Al giorno d’oggi viviamo una situazione del tutto paradossale: c’è un grandissimo interesse per la fotografia ma, al tempo stesso, un’ignoranza dilagante. Com’è possibile? In realtà, la spiegazione è molto più semplice di quanto si possa credere: la rivoluzione digitale ha avvicinato al mondo della fotografia persone che, ai tempi dell’analogico, se ne sarebbero probabilmente tenute a distanza; in una seconda fase, internet ha fatto il resto, dando il la a una massificazione ancor più decisa.

In sé e per sé l’idea non è male: la fotografia oggi appare più semplice, più accessibile, più “vicina”, più democratica. Qual è il rovescio della medaglia? Sempre più persone hanno iniziato a credere di essere fotografi senza realmente esserlo. Lungi da me voler tornare a una società feudale ma, a volte, mi rendo conto che una sorta di gerarchia sarebbe necessaria nel nostro campo. Mi spiegherò meglio: alla base della piramide dovrebbero esserci coloro che, senz’alcuna velleità, fotografano col proprio smartphone e pubblicano i loro scatti su Instagram, Facebook etc. solo per puro diletto; più in alto i fotografi amatoriali, vale a dire persone che hanno una buona conoscenza della tecnica, possiedono un’attrezzatura di alta qualità e scattano fotografie di pregevole fattura, ma solo per diletto. In cima alla nostra piramide, i professionisti, ossia quelli che hanno deciso di rendere la propria passione per la fotografia un lavoro, i fotografi propriamente detti.

Quello a cui stiamo assistendo in questi ultimi anni, purtroppo, è un qualcosa di perverso: queste gerarchie sono completamente saltate, per cui la rete (perché fondamentalmente è la rete il “campo di battaglia” di cui trattiamo) è stata letteralmente invasa da sedicenti fotografi, personaggi che amano definirsi tali ma che, all’atto pratico, a stento possono definirsi amatori. Qualcuno si sarà chiesto il perché dell’immagine col bicchiere di Starbucks e il copriobiettivo della Nikon. Beh, ormai è diventato un cliché: i così detti “fotografi di Tumblr” hanno un’attrazione quasi perversa per questi benedetti bicchieri, e li ritengono oggetti di grandissimo interesse. È questa la nuova frontiera della fotografia? Fotografare bicchieri (o qualsiasi altra cosa) con una reflex da migliaia di euro per pubblicare lo scatto su Tumblr? A quanto pare, per molti è così, tanto l’unica cosa che conta è il famigerato like.

Sarei un ipocrita se dicessi di disprezzare completamente i social media. Anch’io sono presente su Instagram e su 500px, ma con un intento ben diverso: quello di farmi conoscere, con la speranza che qualche persona competente noti i miei lavori e mi proponga, magari, un affare. Sì, lo dico senza problemi, perché alla fine è quello lo scopo di un professionista. Io ho scelto d’intraprendere questa strada per lavorare, non per prendere like su un social network.

Purtroppo, noto con grande delusione che il pubblico che popola queste piattaforme è quasi del tutto acritico, e non è capace di distinguere un lavoro di un professionista da quello di un fotoutilizzatore qualunque. Per cui, ed ecco che giungiamo finalmente al punto nodale della questione, un giovane fotografo che vuol farsi pubblicità, come potrebbe essere il sottoscritto, si ritrova impantanato in questa palude multimediale.

Abbiamo dunque detto, a grandi linee, cosa differenzia un professionista da un dilettante, ma perché questa distinzione è fondamentale per il bene della fotografia? Come premesso, viviamo in un periodo storico in cui a farla da padrona è la mediocrità. In tantissimi àmbiti c’è una moltitudine di persone incapaci e non all’altezza del ruolo che ricoprono, che non fanno altro che danneggiare chi, invece, lavora seriamente. Capita purtroppo sempre più spesso che, per risparmiare, ci si rivolga a persone che alla fine si rivelano incompetenti, e ciò accade anche nel mondo della fotografia. Avere una formazione professionale è dunque un requisito imprescindibile o, almeno, dovrebbe esserlo. E per formazione professionale s’intende anche una certa forma mentis, un insieme di valori che vanno al di là della mera bravura nel proprio lavoro. Non si può accettare che dei lavori, come per esempio delle campagne pubblicitarie, siano eseguiti da persone non specializzate, perché il risultato non potrà che essere deludente. Il professionismo, qualcuno non gradirà quello che sto per dire, è necessario. Il modo per uscire dalla crisi (e non mi riferisco soltanto a quella economica, perché la crisi di questo inizio di millennio è ben più ampia) è proprio quello di puntare sulla professionalità, sull’eccellenza. Livellare tutto verso il basso potrà far risparmiare qualche soldo ma non farà altro, a lungo termine, che peggiorare ancor di più la crisi già esistente.

Tuttavia, e qui siamo alle note pessimistiche, c’è una questione irrisolta: se l’utenza è ignorante, se la committenza è ignorante o, quanto meno, punta solo al risparmio, come può un professionista emergere? Come può far capire che c’è una certa differenza tra lui e un dilettante qualsiasi? La risposta non può che essere una: cultura.

Già, se si facesse una seria e rigorosa educazione all’immagine (a partire dallo studio dell’arte), tutto sarebbe più semplice, e ne gioverebbe la società intera. Al momento non sembra che ci siano le condizioni sufficienti perché quest’inversione di tendenza avvenga, però resto fiducioso, anche perché sono convinto che ognuno di noi possa fare la propria parte, nel proprio piccolo, per far sì che la società migliori da quel punto di vista.

Ho partecipato a molte conferenze su questa tematica e sono rimasto confortato, dato che sembra che la questione culturale stia diventando sempre più importante nel nostro settore. Non ci resta che continuare su questa strada, sperando che prima o poi anche il grande pubblico recepisca il messaggio.

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About the Author GCMars

Freelance Photographer

2 commenti

  1. Hai perfettamente ragione…credo che i professionisti siano coloro che hanno studiato per poter essere dove sono…é inutile sentirsi professionisti solo perché si ha una macchina fotografica(per poi utilizzarla nella modalità auromatica)… Io sono un amatore della fotografia…ma mi diletto soltanto…i professionisti sono altri…complimenti bel post…seguimi se ti va

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    1. Grazie mille, il problema è anche l’umiltà: certe persone si sentono “arrivate”, senza limitarsi a definirsi semplici amatori, perché purtroppo internet glielo permette (e glielo fa credere), ma ignorano completamente quale sia lo studio che bisogna fare prima di diventare dei professionisti, senza dimenticare quello che dicevo in un passaggio del post, ossia la cosa forse più importante di tutte: la mentalità da professionista.

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